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Cultura

La perla nera tahitiana

La beauté de la Perle de Tahiti
© Grégoire LE BACON

"Le prime scintille di luce"

La mitologia polinesiana descrive le perle nere come le prime scintille di luce donate dal creatore a Tāne, la divinità che presiedeva i dieci livelli del paradiso. A partire da esse, il dio creò le stelle e poi le consegnò a Ruahatu, il signore degli oceani, affinché potesse illuminare il proprio regno. Poi il dio 'Oro, il guardiano della bellezza, dell’armonia e della pace, le regalò alle donne che seduceva. Quando la sua opera fu completa, egli affidò all’umanità l’ostrica perlifera te uhi tara mea, a ricordo del suo viaggio sulla Terra.

Pinctada margaritifera, varietà Cumingii

La perla tahitiana proviene dalla Pinctada margaritifera della varietà Cumingii. Quest’ostrica perlifera secerne naturalmente pigmenti neri che donano alla madreperla e alle perle da essa prodotte la loro tinta caratteristica. Tipica delle lagune degli atolli polinesiani, la Pinctada margaritifera misura dai 25 ai 35cm di diametro. Allo stato brado, vive attaccata al corallo e si ciba di plankton e di minuscole creature ed alghe che popolano le acque della laguna. Molti osservatori riportano che le popolazioni indigene conoscevano bene questo mollusco molto prima dell’arrivo degli europei. Esso era utilizzato per produrre la madreperla con cui erano creati ami e ornamenti, oltre ovviamente a essere ricercato per le sue magnifiche perle.

"Perle delle regine"

Allo stato naturale, la perla si forma e si sviluppa attorno a un granello di sabbia, o di un altro corpo estraneo, che si insinua all’interno del guscio dell’ostrica. Il mollusco ricopre l’intruso con vari strati di madreperla che col tempo vanno a formare la perla vera e propria. Un processo che richiede anni ed è estremamente raro. Per poter trovare una perla "naturale" è necessario infatti aprire dalle quindici alle ventimila ostriche perlifere. Dal XIX secolo in poi, la pesca intensiva iniziò inesorabilmente a essere praticata nelle lagune delle Isole Tuamotu e Gambier, non solo per la madreperla, ma anche nella speranza di trovare le famose perle nere. Esse erano così rare e preziose da essere conosciute come "Perle delle regine" e "Regine delle perle".

L’era dei pionieri

In risposta alla grande difficoltà di reperire perle naturali, fu sviluppata una tecnica per la produzione artificiale. La tecnica dell’innesto nelle ostriche perlifere è frutto degli sforzi di tre ricercatori giapponesi dell’inizio del XX secolo: Kokichi Mikimoto, il "padre" della moderna perlicoltura che ha ideato la tecnica, in seguito perfezionata da suo genero, Tokishi Nishikawa, e Tatsuhei Mise. Negli anni ’60, Jean-Marie Domard, un chirurgo veterinario che operava per l’industria della pesca nella Polinesia francese, iniziò a effettuare alcune sperimentazioni sulla Pinctada Margaritifera con le tecniche di innesco sviluppate in Giappone. Ed è così che nacque l’industria della perlicoltura polinesiana. I primi esperimenti ebbero luogo nella laguna di Bora Bora e in seguito molti allevamenti sorsero nelle isole di Mānihi, Marutea e Mangareva. Degli anni ’80, la perlicoltura conobbe un importante sviluppo. Nel 1976, il Gemological Institute of America riconobbe l’autenticità del colore naturale della perla tahitiana di coltura. La The World Jewellery Confederation (Confédération Internationale de la Bijouterie, Joaillerie et Orfèvrerie - CIBJO), le conferì così ufficialmente il nome di "Perla di coltura tahitiana".

Innesto

L’innesto consiste nell’inserimento di un nucleo all’interno della "sacca perlifera" di un’ostrica. Simile a una biglia ma di origine organica, questo nucleo svolge un ruolo paragonabile a quello di un granello di sabbia. Durante il processo di innesto, viene introdotto anche del tessuto organico proveniente da un’ostrica donatrice. Per eseguire questa operazione, la conchiglia viene aperta per mezzo di pinze. Se non ci sono problemi, l’innesto si svilupperà all’interno dell’ostrica che, secernendo strato dopo strato la madreperla, coprirà il nucleo e, infine, darà forma a una perla. L’innesto, tuttavia, è un’operazione molto delicata. Alcune perle possono rigettare il nucleo oppure morire. Solamente 25-30 ostriche ogni 100 producono perle commerciabili. Il lasso di tempo necessario per il completamento della perla è di circa 18 mesi. Agli albori dell’industria della perlicoltura polinesiana, questa delicata operazione richiedeva una precisione e una perizia in possesso solamente degli esperti nipponici. Oggi, tuttavia, molti polinesiani hanno appreso questa tecnica ed esiste addirittura una scuola di innesco nell’arcipelago Tuamotu-Gambier..

Raccolta e allevamento

Il primo stadio della perlicoltura è la raccolta delle larve delle ostriche. Questa operazione viene effettuata da  "raccoglitori" che sono in effetti strisce di materiale sintetico sospese a diversi metri al di sotto della superficie delle laguna alle quali le giovani ostriche si attaccano. Questi raccoglitori rimangono in acqua per 1 o 2 anni, producendo ostriche che misurano dai 5 ai 10 cm. In seguito, le ostriche sono legate l’una con l’altra e vengono rigettate in acqua dove continuano a crescere sino a raggiungere la dimensione giusta per l’innesto, ossia dai 9 agli 11 cm. Questa seconda fase richiede dai 3 ai 12 mesi.

Raccolta

Dopo la difficile operazione dell’innesto, si attendono circa 18 mesi per ottenere una perla. In tutto, si tratta quindi di quasi quattro anni di lavoro. Dopo il primo raccolto, è possibile che venga effettuato un secondo innesto. Se il primo ha prodotto un buon risultato, ciò significa che l’ostrica potrebbe essere ancora in buona salute e produrre una seconda perla. Si può arrivare sino a quattro innesti consecutivi. Questo processo incessante scandisce il ritmo della vita all’interno di un allevamento.

Le joyau de la perle de Tahiti grâce aux nacres des fermes perlières en Polynésie française
© Tahiti My Concierge

Diversità e pregio

La bellezza di una perla dipende da molti fattori: la forma, le condizioni della superficie, il colore, l’orientamento, la lucentezza e così via. Le perle di allevamento tahitiane sono conosciute specialmente per il proprio colore e per la grande diversità nelle forme che possono essere circolari, semicircolari, cerchiate, barocche o semibarocche. Le autorità polinesiane hanno identificato cinque livelli di qualità che vanno da "Perfetto" ad A, B, C e D.  Ogni 100 ostriche innestate, 25 produrranno una perla commerciabile, ma solo 5 di esse otterranno la classe A. È importante notare che affinché una perla possa essere definita "perla tahitiana di coltura" deve avere uno strato minimo di madreperla di 0,8 mm.

Fama internazionale

Dopo il turismo, la perlicoltura è la seconda voce nel bilancio della Polinesia francese e la principale esportazione. Questo settore e le aziende ad esso collegate danno lavoro a circa settemila persone, principalmente nell’arcipelago Tuamotu, nelle Isole Gambier e nell’arcipelago della Società. La perla è divenuta un elemento essenziale nello sviluppo dei primi due arcipelaghi. La maggior parte della produzione è inviata in Asia e negli Stati Uniti a seguito delle aste che hanno luogo principalmente a Papeetē e Hong Kong. Grazie alla loro fama internazionale, le perle di Tahiti sono molto ricercate e vengono utilizzate sia nella moda che nella gioielleria. Dalle classiche collane ad altri tipi di gioielli, la perla di Tahiti è una gemma incomparabile.

Qualche cifra

9,5 tonnellate di perle prodotte nel 2007
631 colture di perle nel 2008
5.000 posti di lavoro
Prezzo medio, al grammo, delle perle coltivate nel 2007: 1.268 franchi CFP (10,6 euro)
Valore dell’esportazione di perle nel 2007: 10,6 miliardi di franchi CFP (88,8 milioni di euro)
Mercati principali di esportazione: Hong Kong/Giappone/Stati Uniti
Principali aree di produzione: arcipelago Tuamotu - Gambier (90% della produzione) Atollo di Ahe, 'Apataki, Aratika, Arutua, Fa'aite, Fakarava, Gambier, Hao, Kātiu, Kauehi, Kaukura, Mākemo, Mānihi, Marutea Sud.
Arcipelago delle Isole Sopravento settentrionali (1,5% della produzione) Ra'iatea, Huahine e Taha'a.

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