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Cultura

Accoglienza

Ia ora, Ia ora na, Manava, Maeva!

I saluti tahitiani differiscono da quelli della maggior parte delle lingue occidentali, sia dal punto di vista semantico sia, soprattutto, dal punto di vista concettuale. In generale, un occidentale saluta qualcuno augurandogli che la sua giornata, o almeno parte di essa, sia buona o piacevole o comunque utilizzando formule di questo tipo. A Tahiti e sulle sue isole, invece, non esistono espressioni di questo tipo e i saluti si concentrato soprattutto sull’augurio di salute o longevità.

Pertanto, un tahitiano dirà “ia ora” o “ia ora na”, letteralmente “che vi sia vita” o “che sia la tua vita”. Nella lingua di tutti i giorni, “ia ora” viene utilizzato per “salve, la saluto” e “ia ora na”, un’espressione più enfatica, per dire “buongiorno, buonasera...”.

Manava” e “maeva”, due nozioni fondamentali mutuate direttamente dal grande senso di ospitalità di Tahiti, sono espressioni più profonde del concetto di saluto. Esse veicolano la sensazione e lo stato d’animo del padrone di casa verso il suo ospite, il tipo di ospitalità da egli offerto.

Manava” (letteralmente, prestigio o potere che risiede nelle viscere) rappresenta quell’insieme di emozioni, sentimenti e sensazioni che gli occidentali chiamano cuore. Pertanto, quando un tahitiano saluta un visitatore dicendogli “manava!” egli apre metaforicamente la propria casa e, soprattutto, il proprio cuore. A quel punto, l’ospite è obbligato ad accettare cibo e alloggio, ma anche e soprattutto a condividere momenti tristi e felici che il padrone di casa vivrà giorno per giorno. Il visitatore è accolto, accudito, ma in cambio egli è a sua volta tenuto ad accogliere e accudire il padrone di casa.

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