Navigare con gli occhi al cielo
Le splendide stelle che rendono così luminoso il cielo notturno astrale, non sono solo bellissime. Sono anche un’infallibile mappa che per secoli ha permesso ai navigatori di orientarsi. Con una precisione tale da rendere leggendarie le imprese per mare delle imbarcazioni Mahoi.
I primi abitanti di Tahiti raggiunsero le isole Marchesi circa trecento anni prima di Cristo. Usando solamente i corpi celesti per trovare la rotta, viaggiarono per centinaia di miglia da Samoa fino alla loro meta.
Nella navigazione celeste, l’orizzonte è suddiviso in sedici quadranti. In questi quadranti sono collocati il sole, la luna, le stelle e i pianeti. Misurando gli angoli e le distanze tra i diversi oggetti celesti e utilizzando le posizioni in cui il sole si leva e tramonta come punti cardinali, i primi esploratori polinesiani erano capaci di trovare il percorso fino a una determinata destinazione con una precisione impressionante. Per raggiungere il loro obiettivo, univano a questa competenza la loro straordinaria conoscenza dei venti e delle correnti marine.
Di notte, erano le stelle a indicare la via, in particolare Tahua, la famosa Croce del Sud, e lo splendente pianeta Venere, Ta’uruanui.
Ancora nel 1985, Francis Cowan, forse il più grande navigatore polinesiano del secolo scorso, salpò dalla Polinesia Francese su una canoa a doppio scafo, chiamata Hawaiki Nui in omaggio alla mitica terra d’origine dei polinesiani, e raggiunse la Nuova Zelanda. Non utilizzò nessuno dei moderni strumenti di misurazione e orientamento. Come i suoi antenati, si basò solamente sul sole e le stelle. L’osservazione del cielo e la sua conoscenza del Pacifico, lo guidarono da Papeete a Moorea, Raiatea, Raratonga fino ad Auckland. Sulla sua canoa di 22 metri percorse le oltre 3.000 miglia in 3 settimane. La stessa imbarcazione era costruita secondo le procedure messe a punto dai suoi antenati. Francis Cowan, e il suo braccio destro Matahi Whakataka Brightwell, scavarono due tronchi d’albero a mano, con delle semplici asce, e levigarono gli scafi utilizzando corde intrecciate. Gli alberi dell’imbarcazione erano costituiti da robusti e flessibili bamboo e le vele create intessendo foglie di pandano. Anche il cordame era interamente prodotto con fibre naturali, di cocco.
Un sogno che ha dimostrato al mondo l’efficacia delle antiche tecniche e della navigazione guardando il cielo, nell’era del Gps.
I tahitiani, del resto, non hanno mai perso la passione per la navigazione, come dimostra anche la spettacolare Hawaiki Nui Va’a, la tradizionale gara di canoe che si svolge in uno dei tratti di mare più belli del mondo, tra le Isole Sottovento. Quest’anno i canoisti, provenienti da tutto il mondo, si sono sfidati dal 4 al 6 novembre. Il percorso era diviso in tre tappe: da Huahine a Raiatea, da Raiatea a Tahaa, infine da Tahaa a Bora Bora.
Visitare la Polinesia durante questa gara è un’esperienza davvero unica. Tutte le isole partecipano alla competizione che è ormai quasi una vera e propria festa nazionale. La rivalità e l’allegria sono davvero sfrenate e, oltre ad ammirare l’abilità di canoisti tra i più forti al mondo, la Hawaiki Nui è anche l’occasione perfetta per partecipare a divertentissime feste sulla spiaggia a cui partecipa tutta la popolazione locale.
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© T Salmon
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