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11 luglio: il sole incontra la
luna alle Tuamotu
Super star
dell’emisfero australe
Navigare con gli occhi al cielo
   

Super star dell’emisfero australe


Le Pleiadi

 

Difficile descrivere la sorpresa che si prova alzando per la prima volta gli occhi al cielo australe coperto da un manto di stelle. Chet Atkins, lo straordinario chitarrista e compositore statunitense, ci aveva provato, a suo modo, in una splendida canzone, Tahitian skies, della quale esiste un’imperdibile versione suonata con Mark Knopfler, leggendario chitarrista dei *Dire Straights*.

La prima cosa che chiunque nota è la grande quantità di stelle, che trapuntano la volta di un blu scuro che pare di velluto. In particolare, vicino alla Via Lattea, gli astri sono numerosissimi e davvero splendenti. Tanto che la sensazione è che il cielo si sia fatto più vicino. Allontanandosi dalla Via Lattea, si trovano due macchie di stelle estese e luminose, le cosiddette Nubi di Magellano. Si tratta di due galassie che devono il loro nome al leggendario navigatore, il primo ad avvistarle e registrare ufficialmente la loro esistenza.

La grande e la piccola Nube sono collegate tra loro e con la Via Lattea da una corrente di idrogeno e stelle.
Ma la costellazione più nota e caratteristica dei cieli australi, tanto da comparire addirittura sulle bandiere di Australia e Nuova Zelanda, è la Croce del Sud. Lungo la Via Lattea, si nota facilmente un gruppo di stelle particolarmente luminose. Le due più grandi e brillanti sono una accanto all’altra, come due stelle gemelle. Poco più a ovest, quattro stelle formano una croce quasi perfetta, la mitica Croce del Sud. La sua stella principale, Acrux, è addirittura la quattordicesima stella più brillante di tutto il cielo. La Croce è usata fin dall’antichità dai naviganti, che se ne valgono per individuare il polo sud. Per farlo, bisogna tracciare una linea immaginaria che, partendo dalla stella più settentrionale, scenda a quella più meridionale. Prolungando questa linea di cinque volte, si avvista una zona del cielo particolarmente vuota di stelle, lì è il polo sud celeste.

Le stelle di questa parte del cielo, non essendo visibili dalle culture classiche dell’area mediterranea che per prime provvidero a mappare gli astri celesti, sono state studiate solo molto tardi, a partire dalla metà del Settecento, da un astronomo di Città del Capo, Nicolas Louis de Lacaille, che scelse nomi assai poco poetici per queste costellazioni: Sestante, Ottante, Macchina Pneumatica, Bulino, Telescopio…
Oltre alla Croce del sud, l’emisfero australe ospita un’altra famosissima costellazione, è il Centauro. Una delle due stelle che indicano le sue zampe anteriori, luminosissima, è Alpha Centauri. Notissima per essere il terzo astro più brillante in assoluto e, soprattutto, quello più vicino al sistema solare.
A occidente della Croce del Sud, in una zona celeste in cui le stelle sono particolarmente numerose e luminose, si trova Canopo, la seconda stella più rilucente del cielo. Ci avviciniamo ormai al nostro emisfero. Questo corpo celeste, infatti, inizia già a vedersi nella parte bassa dell’orizzonte dalle isole siciliane di Linosa e Lampedusa.
Che si sia interessati o meno all’astronomia, che si ricordino i nomi delle stelle o si alzi lo sguardo al cielo solo per ammirarlo, una notte stellata nell’emisfero australe è un momento di emozione e poesia, di quelli che si ricordano per una vita.

 

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© G Le Bacon

La Croce del Sud

   
   

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