Raiatea è la culla della cultura polinesiana, la prima isola abitata dai polinesiani e il loro centro spirituale. E’ forse meno noto che, a tutto questo, la laguna che la unisce a Tahaa, l’isola di vaniglia, offre dei fondali marini di una varietà e di una bellezza straordinarie. Nove “pass”, interruzioni della barriera corallina che mettono in comunicazione la laguna con l’Oceano aperto, giardini di corallo, grotte e il relitto del Nordby, tutto da esplorare.
E poi una moltitudine di pesci coloratissimi e oltre venti specie di variopinti nudibranchi dalle forme più varie.
Ci facciamo raccontare qualcosa di più da Farid Sedira e Julien Durie che, dopo sei anni trascorsi su diverse isole polinesiane, hanno deciso, due anni fa, di aprire proprio a Raiatea il loro diving centre.
Intervista a Farid Sedira e Julien Durie
Ci raccontate la vostra prima immersione nelle acque di Raiatea? Cosa vi ha colpito di più?
I colori sono splendidi e la visibilità straordinaria. E poi la quantità di pesci e di squali!
Che cos’ha Raiatea di particolare da offrire ai sub?
La grande varietà di siti, sicuramente. Ce n’è per tutti i gusti, non ci si stanca mai. In stagione, poi, nelle sue acque si possono ammirare mante, razze, squali, pesci napoleone, barracuda. Una grande varietà che fa sì che anche noi continuiamo a immergerci con grande entusiasmo anche dopo qualche anno.
Qual è il sito di immersione più speciale a Raiatea? Quello proprio da non perdere.
Senza dubbio un’immersione notturna al relitto del Nordby! Poi, certo, anche il Teavapiti pass, dove si vedono numerosi pesci oceanici. E, per i sub più esperti, la misteriosa caverna della piovra.
L’incontro più emozionante nelle acque di Raiatea?
A ogni immersione vediamo degli squali. E il loro comportamento è sempre diverso, a volte più calmi, a volte irrequieti… Ma non c’è da preoccuparsi, incontriamo anche razze, tartarughe, pesci napoleone e un’infinità di nudibranchi sul relitto.
A proposito, ci sono specie particolari che si possono incontrare proprio qui?
Sicuramente gli spettacolari nudibranchi che hanno eletto il relitto del Nordby a propria dimora. Un’esperienza davvero unica.
Raccontateci qualcosa sul relitto del Nordby.
La nave affondò nel 1900, a causa del maltempo, tra i venti e i trenta metri. Affondò molto lentamente, quindi è ancora completamente intera, appoggiata su un fianco. E’ molto semplice entrarci, ci sono tre accessi principali ma si può uscire da dove si vuole. All’interno c’è persino una bolla d’aria in cui si può infilare la testa.
Cosa raccomandereste ai sub più esperti?
Per chi è davvero esperto di immersioni a Raiatea c’è un posto davvero speciale: la misteriosa caverna della piovra. E’ molto grande e si trova a una profondità tra i 27 e i 59 metri. E inoltre ci sono bellissimi coralli tra i 36 e i 45 metri. A Taha’a ci sono anche dei curiosi pinnacoli proprio in mezzo al pass di Ceran, e diversi branchi di pesci: squali, mante, barracuda…
E per quelli alle prima armi, invece?
Se le condizioni di tempo e di mare sono buone, si può nuotare con gli squali. In caso contrario, c’è una facile immersione all’interno della laguna dove si ammirano i coloratissimi pesci pagliaccio.
Quali sono le caratteristiche del vostro diving centre?
In realtà abbiamo due centri, uno sulla costa est e uno sulla costa ovest, presso l’hotel Hawaiki Nui. In questo modo tutti i siti di immersioni dell’isola sono facilmente raggiungibili.
Passiamo noi a prendere gratuitamente chi si immerge con noi e ci spostiamo rapidamente in qualsiasi punto dell’isola. L’equipaggiamento, poi, è nuovo. Infine, abbiamo delle speciali convenzioni con il Pearl Beach hotel.
Grazie mille, e salutateci gli squali.
Il Nordby
Di giorno, lame di luce filtrano attraversano l’acqua blu per illuminare il relitto, incrostato di variopinti nudibranchi, che, di notte, si popola di miriadi di pesci. E’ una delle più affascinanti immersioni della Polinesia francese. E ha una bellissima storia da raccontare.
Venduto nel porto di Le Havre nel 1890 a un armatore danese, dal 1892 il Nordby, un magnifico veliero di lungo corso, solca tutti gli oceani per toccare i maggiori porti dell’epoca: Valaparaiso, Buenos Aires, Messico, New York, Africa meridionale, Colombo…
Il 31 agosto 1899 lascia Amburgo per quello che sarà il suo ultimo viaggio. Arriva nella laguna di Raiatea, il porto di Uturoa sta vivendo al volgere del secolo uno dei momenti di massima vivacità commerciale, per caricare della copra. E’ carico di rame, cera d’api, cotone, madreperla e gusci di tartarughe. La tempesta arriva mentre la nave è all’ancora. Un’ondata e un colpo di vento particolarmente impetuosi la rovesciano violentemente su un fianco, proprio contro l’ancora. L’acqua inizia a entrare.
Il Nordby, lentamente, quasi stanco di dieci anni di scorribande per gli oceani, si lascia trascinare a fondo. L’affondamento è tanto lento che tutti gli uomini e tutte le merci riescono a raggiungere la riva e il veliero si appoggia sul fondo senza ulteriori danni.
E così, ancora adesso, giace intatto sotto acqua, popolato di pesci e nudibranchi multicolori. Pronto per essere esplorato.