130 km volando sulle onde dell’Oceano: Hawaiki Nui,
la più grande corsa di piroghe al mondo vi aspetta
Più di duemila rematori provenienti da tutto il mondo si affrontano
ogni anno, nelle acque cristalline tra le isole Sotto Vento, in quella che
è la più grande corsa di piroghe del mondo, l’Hawaiki
Nui Va’a.
Per tre giorni i polinesiani non pensano ad altro, molti di loro prendono
addirittura le ferie in questo periodo per seguire lo spettacolo, e trovare posto
in un albergo lungo la rotta della competizione, a meno di non aver prenotato
con largo anticipo, è impossibile.
La prima tappa porta le imbarcazioni dalla radura prospiciente il villaggio di
Fara, sull’isola di Huahine, fino a Raiatea, in un
tragitto in alto mare di quasi 45 km. Il giorno successivo le imbarcazioni solcano le acque
turchesi della laguna che separa Raiatea dall’isola di vaniglia, Taha’a.
E’ una tappa che gi esperti giudicano decisiva per l’assegnazione del titolo
annuale e che si gioca tutta sulla velocità. Infine, la terza e ultima tappa: una
spettacolare corsa di ben 57 km sulle onde dell’Oceano fino a raggiungere la spiaggia di Matira,
a Bora Bora, dove viene proclamato l’equipaggio trionfatore della gara.
Sulla spiaggia, migliaia di spettatori, più di diecimila nella scorsa edizione, si accalcano
per festeggiare l’équipe vincitrice, mentre, al suono dei tamburi, le donne adornano i
rematori con collane di fiori e conchiglie.
I giorni della sfida, che quest’anno si terrà dal 31 ottobre al
2 novembre, sono, infatti, anche l’occasione per i polinesiani di esprimere il
proprio animo caloroso e dare vita, ogni sera, a feste animate e allegre. Un’opportunità
imperdibile per i turisti di scoprire la Polinesia insieme alla popolazione locale.
L’Hawaiki Nui Va’a, è ormai diventata, nel giro di quindici
anni, una gara mitica, a cui hanno preso parte oltre agli equipaggi locali, veri dominatori del
palma res, atleti provenienti da Hawaii, California, Nuova Zelanda e Nuova Caledonia,
Francia e persino da Brasile, Jugoslavia e Germania.
Si tratta di una competizione molto spettacolare, che richiede una resistenza psicologica e fisica
straordinaria. I rematori salgono sulla piroga sapendo che per oltre quattro ore non potranno mollare
mai un attimo fino al traguardo, dovranno remare incessantemente sotto il sole per strappare alle onde e
agli avversari fino all’ultimo secondo. Vogano circondati da imbarcazioni di ogni genere su cui
seguono la gara i tifosi più scatenati, che incitano il loro equipaggio con canti e grida, le
troupe delle due televisioni che diffondono l’evento in diretta ma anche una nutrita serie di medici
e infermieri, pronti a prestare le prime cure in caso di cedimento fisico dei rematori. Ci si giocano mesi
di allenamento e l’accesso al glorioso albo d’oro della corsa, cui possono aspirare solo
coloro che riescono a unire le tecniche più moderne ai segreti tradizionali.
La corsa ha le sue radici in quello che è stato, per secoli, uno dei beni più preziosi
della popolazione, mezzo di comunicazione ma anche di scambio commerciale e di guerra: la piroga.
Ben più che un semplice strumento, tanto che il termine che la indica, va’a,
in lingua polinesiana indica anche gli uomini appartenenti a uno stesso gruppo familiare. Del resto, queste sono
le stesse imbarcazioni su cui, 5 o 6mila anni fa, le popolazioni che lasciarono l’Asia sud orientale
raggiunsero queste terre da favola e, conquistate dalla straordinaria bellezza e generosità della natura,
vi si insediarono. Da allora, la tecnica ha fatto passi enormi anche in questo campo e le imbarcazioni scavate nei
tronchi di legno hanno lasciato il posto a leggerissime barche in fibra di carbonio. Ma la capacità di
“leggere” le onde e di farsi portare dal vento richiesta agli uomini che le conducono è
rimasta la stessa.
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