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Tubuai
Il
nome, che è quello di un’isola grande quanto Montecristo,
designa anche l’intero arcipelago delle "Iles Australes",
il meno conosciuto e il più remoto della Polinesia Francese.
Una prerogativa, questa, che fu per me una tentazione irresistibile.
Soltanto due delle cinque isole distribuite su un arco di mille
chilometri sono accessibili dal cielo, Rurutu e Tubuai; le altre
– Rapa, Raivavae e Rimatara – non hanno mai visto
un aeroplano: la sola possibilità di visitarle è
un lungo viaggio in cargo.
Le isole Australi sono decisamente un’altra Polinesia: più
pura, più semplice, più struggente. Isole verdi
e immense lagune, ma senza alberghi, solo piccole pensioni familiari,
poche macchine e tanti cavalli.
Atterrai a Tubuai e, come vuole la consuetudine in ogni isola
polinesiana, mi ritrovai subito con una collana al collo, ma non
dei soliti fiori di tiaré: ero avvolta e inebriata da un
ornamento fatto di gardenie e di zucchine, peperoni gialli e rossi,
spicchi di pompelmo, foglie di timo e di basilico. Profumavo insomma,
come un banco di frutta e verdura del mercato di Papeete: non
me la sarei più tolta.
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