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Quale Polinesia? Ci
sono Moorea, Raiatea o Bora-bora, isole con montagne coperte di
giungla che si tuffano a strapiombo nello specchio di lagune strepitose,
oppure gli effimeri atolli corallini delle Tuamotu; e poi le isole
lontane: le aspre e tormentate Marchesi e le dolci e selvagge
Australi, o Tubuai – come talvolta vengono chiamate dalla
popolazione locale. Ogni arcipelago ha caratteristiche peculiari
irripetibili e il solo modo per rendersene conto è viaggiare
in aree diverse, se si ha il tempo per farlo, naturalmente.
I trasporti aerei interni verso gli arcipelaghi lontani coprono
solo alcune tratte, quasi esclusivamente quelle che collegano
Tahiti alle isole e agli atolli abitati o agli alberghi. L’alternativa,
per chi ha tempo e desiderio di avventura, è il viaggio
in cargo, un’esperienza che richiede un po’ di adattamento
ma che rende accessibili i paradisi non ancora contaminati dal
turismo. Raggiungere alcuni atolli delle Tuamotu, o delle più
remote Marchesi e Australi, con i tempi dilatati di un viaggio
in mare vi apre lo scenario di una Polinesia diversa e indimenticabile.
Per chi ha a disposizione non più di due settimane di tempo,
forse non avrei dubbi nel suggerire la scelta: oltre Tahiti e
le vicine Isole della Società, volerei alle Tuamotu: Rangiroa,
Manihi o Tikehau, che definirei gli “assoluti tropicali”,
sono a circa un’ora di volo.
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