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Marchesi, indietro nel tempo Dimenticate
le spiagge bianche, le lagune radiose e le sdolcinatezze esotiche.
Quella delle Marchesi è una Polinesia senza acque cristalline,
senza atolli e senza coralli. E’ una Polinesia atavica e
primordiale, avvolta nelle calde nuvole dei cieli equatoriali.
Sei isole impervie, con montagne cupe e vallate profonde, dove
corrono cavalli selvaggi, giungle impenetrabili, cascate vorticose
e spiagge nere, battute dalle incessanti onde dell’oceano.
Cosa c’è dunque, di così irresistibile tra
queste fortezze di roccia, eluse dal turismo di massa, dalla rotta
dei jet e dai luoghi comuni dell’esotismo? Perché
Paul Gauguin, Robert Louis Stevenson, Jack London e, più
tardi, Jacques Brel, ne furono rapiti? La risposta non la trovai
tanto nella drammatica bellezza di questa natura, ma soprattutto
nella capacità di questo luogo estremo di risvegliarmi
nell’animo le suggestioni di una vita primitiva.
Credo che non vi sia altro luogo al mondo più capace di
questo; e – credetemi – è un’emozione
che può valere la più abbagliante e cristallina
immagine delle isole da spot.
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