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I miei mari del sud
di Valeria Serra
La Polinesia esiste? Sono
andata in Polinesia per la prima volta e come molti di voi –
credo – col pensiero. Arriva un giorno che te la senti dentro,
affiora nei sogni dell’adolescenza, quando ti basta appena
srotolare un planisfero per cominciare un viaggio e per evadere
dal mondo. Io lo aprivo spesso, il planisfero e, in basso a destra
sulla carta, mi attiravano ogni volta quei nomi lunghi stampati
ad arco sul celeste del mare. Quelle isole lì sotto, quasi
invisibili a occhio nudo, piccole come la testa di uno spillo,
meravigliosamente sperdute in un deserto d’acqua. Nessun
luogo aveva la forza di evocare la lontananza e l’evasione
soltanto per la collocazione su una carta. La Polinesia ci riusciva.
Sbriciolata nella grandezza vuota del Pacifico e così effimera
e lontana da sembrare non una certezza, ma una possibilità.
Una suggestione alimentata anche dal languore che risuonava nel
suo nome e sostenuta inevitabilmente dal retaggio di una mitologia
letteraria che l’aveva consacrata a luogo deputato al sogno.
“C’è un’insulare Tahiti nell’anima
di ogni uomo”, scriveva Herman Melville in Moby Dick. Tahiti
col suo mondo era dunque l’isola per antonomasia, la metafora
vivente della ricerca verso i valori primordiali. Il passo è
breve per trasformarla nella realtà e nell’immaginario
nell’approdo supremo, nella Madre di tutte le fughe.
Da quella fascinazione giovanile sono trascorsi molti anni prima
che un aereo mi portasse fin laggiù; ma prima di ogni cosa
vorrei dire che esistono due “Polinesie” sovrapposte
e imprescindibili: quella tangibile e reale, bella e contraddittoria,
prevedibile ma pure inaspettata e sorprendente, che, tuttavia,
non può fare a meno di intrecciarsi a quell’altra
Polinesia, che invece ci siamo costruiti col potere dell’immaginazione.
E a dispetto di un mondo che è cambiato e non è
più certo quello raccontato nei romanzi ottocenteschi,
la Polinesia di oggi può ancora far sentire il palpito
della memoria e dell’immaginazione. Guardatela, dunque,
con gli occhi di chi non può sopprimere quel sogno, ma
vivetela altrettanto liberati dalle facili mistificazioni e dalla
tentazione di voler trovare a tutti i costi qualcosa che non c’è.
Quello che di vero la Polinesia può ancora regalare va
cercato nella sua natura spettacolare, negli assoluti dei suoi
paesaggi marini, nella sua luce unica al mondo e, perché
no, anche in quella linea sottile che separa di un soffio i segni
di un leggendario passato da quelli della modernità che
avanza.
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