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La messa della domenica All’alba
del mattino dopo, il tassista era puntuale come un orologio e
implacabile come la sua domanda: “Da dove vogliamo cominciare?
Marchée de Papetee, Museé Gauguin, Montagne Orohena,
Plage de Matavai…?” Volli andare subito al mercato
che, come tutti mercati dei tropici, sprigionava già a
distanza il profumo della frutta e delle spezie e, qui in particolare,
quello dolce e indimenticabile dei fiori di tiarè, colti
nella notte e ancora bagnati di rugiada. Me ne misi subito una
collana al collo: e fu da quel profumo che mi sentii giunta in
Polinesia.
Col taxi avevo appuntamento due ore dopo, le nove del mattino,
lungo il viale che costeggia il lungomare di Papeete: Boulevard
Pomaré. Tenetelo a mente se capitate a Tahiti una domenica
mattina, perché qui, esattamente nella chiesa protestante
di Paofai, Tahiti, più che altrove, è Tahiti. Da
ogni angolo dell’isola i truks, piccoli bus di legno, portano
a messa uomini, donne e bambini, tutti vestiti a festa, come se
avesse luogo uno spettacolo.
“Proseguiamo il tour?” chiede il tassista. “Restiamo
qua” rispondo io.
Le donne portano cappelli di fibra naturale ricamati e intrecciati
di fiori freschi; indossano abiti con pizzi, cuciti su misura,
di cotone stampato a tinte forti, policrome e spregiudicate: qui
il rito religioso non allude al peccato, alla mortificazione o
alla rinuncia ma esprime l’energia più vitale e sensuale
dell’esistenza. La messa, che dura due ore nella chiesa
invasa dal sole, è un canto polifonico quasi ininterrotto
che rievoca la primitiva melodia della danza Tamuré.
Chiudi gli occhi, e capisci perché l’ufficiale del
Bounty Fletcher Christian, più famoso per il volto cinematografico
di Marlon Brando, non seppe sottrarsi alla seduzione delle donne
di Tahiti.
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